Mi sono sempre opposto a quella sorta di manicheismo, fuorviante e limitante, che guida coloro i quali, nel lavoro come nella vita, pensano per categorie stagne: bianco o nero, destra o sinistra, lento o rock.
Basta dare una rapida occhiata ai principali forum di informatica per capire che anche il mondo dell’IT non è immune a questo tipo di pensiero: in particolare, [Mac|Linux|Microsoft] zealots si scontrano quotidianamente, cercando di dimostrare invano la superiorità del proprio sistema operativo preferito.
Mi trovo assolutamente allineato alle parole di Bill Hilf, General Manager of Platform Strategy nonché fondatore dell’Open Source Software Lab di Microsoft:

Both Windows and Open Source Software will continue to be around for years to come, so it’s important that we test and analyze interoperability with open source software even if we may sometimes compete with some of this software – this is the real world where mixed environments exist. Coopetition – cooperating and competing – is part of the real world. Customers exist in the real world so we focus on what they care about, not what people philosophize about.

Coopetition, contrazione dei termini inglesi Cooperation e Competition, esprime in modo chiaro la direzione da intraprendere, perché, come spesso accade, la realtà si posiziona a metà: ambienti misti Windows-Linux, software Open Source su sistemi operativi proprietari sono scenari ormai comuni e, secondo me, lo saranno ancora di più nei prossimi anni.
Lo ha capito Microsoft, inaugurando il portale Port25, e lo ha capito anche parte della comunità OS, sotto la guida di OSDL e Freedesktop, dando vita al progetto Portland: l’assoluta libertà di scelta non deve necessariamente escludere la nascita di standard volti all’interoperabilità del software Open Source. Ne beneficeremmo tutti.