L’uscita della nuova applicazione, Google Spreadsheet, deve avere ispirato molti tra i grandi columnist e blogger. Tra ieri sera ed oggi, ho letto infatti diversi articoli interessanti. Il leit motiv è l’atteggiamento più critico rispetto al passato nei confronti del colosso di Mountain View: qualche anno fa tutti (con l’eccezione forse dei vertici di Microsoft…
) accoglievano l’uscita dei nuovi prodotti targati Google con indiscusso entusiasmo. Oggi invece, il loro storico motto, dont’be evil, viene guardato con maggiore sospetto ed attenzione.
Ritengo che il motivo di questo cambiamento ruoti intorno a questi fattori:
- Il baricentro delle nostre attività si sta spostando sempre di più dal singolo computer al web: in questo mercato, chi la fa da padrone non è più Microsoft (che, guarda caso, è tra le aziende più odiate degli ultimi vent’anni!), ma proprio Google. E’ normale quindi che venga guardato con crescente sospetto.
- La gestione dei cookies e la possibile violazione della privacy degli utenti.
- Indicizzazione dei contenuti da parte degli algoritmi di ricerca e violazione del copyright: non ultimo il caso del gruppo editoriale francese La Martiniere
- La “questione cinese“.
- Censura negli algoritmi di Google News o scelte editoriali responsabili?
- Alcune contraddizioni nella cultura aziendale di Google: il loro business poggia su di un’architettura distribuita di macchine linux, che è sempre stata il loro vanto. Perché allora non supportare nativamente il pinguino nelle loro applicazioni? Perché l’azienda che più di ogni altra cavalca l’onda del Web 2.0 non favorisce, ad esempio, il corporate blogging?
Tornando alle web application, qual è il reale scopo del termine “beta” che accompagna da sempre GMail & Co.? Soltanto una moda o un possibile pericolo? Cito Tom Foremski, che dalle colonne di ZDNet scrive:
Will Google wait until it has driven competitors out of the markets and then start charging? I don’t know and Google doesn’t know either. At its recent media day at the Googleplex, the founders Larry and Sergey, and joint CEO Eric Schmidt said most of the products were “experiments” and they didn’t know if, or when, they would monetize them.
A fronte di questo scenario, l’ipotesi portata avanti da Jason Fried (37signals), secondo il quale lo sviluppo degli ultimi prodotti di casa Google sarebbe solo uno specchietto per le allodole con l’obiettivo di disperdere le energie dei loro competitors sembrerebbe, lato utente, quasi auspicabile.
La verità è che, per il momento, nessuno, forse nemmeno Page e Brin conoscono la direzione che intraprenderà la loro azienda. In caso comunque decidano di cambiare il motto in don’t not be evil, qualche suggerimento in rete è, da oggi, già disponibile.