Durante le scorse ferie ho letto La fine dell’eternità, uno splendido romanzo di Isaac Asimov che narra le vicende di Andrew Harlan, un rigido e freddo Tecnico appartenente alla casta degli Eterni (gli unici in grado di manipolare il tempo), costretto a scegliere se salvare il proprio amore o l’eternità stessa.
Mi è saltato all’occhio un breve passaggio in cui il protagonista, sfogliando una rivista risalente ai nostri giorni, discute con il collega Cooper della pubblicità:
«[...] Guarda questa pubblicità: lo scopo è quello di spingere il lettore a comprare una palla, ma c’è un’ottima immagine in primo piano che chiarisce definitivamente la sua natura, e, come se non bastasse, uno spaccato per mostrare com’è fatta dentro».
Cooper, che veniva da un’epoca in cui la pubblicità non aveva il rigoglio sfrenato dei secoli primitivi, aveva trovato una certa difficoltà nell’apprezzare. Disse: «Non è volgare il modo in cui quella gente batteva la grancassa? Chi è tanto stupido da credere alle vanterie del commerciante che decanta la sua merce? Esagerazioni, esagerazioni e basta. Un commerciante non parlerebbe mai dei difetti del prodotto».
Chissà cosa scriverebbe Asimov se potesse vedere un blocco pubblicitario qualsiasi in onda oggi?!
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Ciao
Forrest