Pensieri sparsi di un geek…
Business
Social Networking nelle intranet aziendali
5 Aug
Jakob Nielsen ha recentemente pubblicato su Alertbox, la sua celebre rubrica sull’usabilità web, un articolo che riassume i risultati di una ricerca sull’uso dei social network nelle intranet aziendali:
Perhaps more than any other corporate intranet innovation, social software technologies are exposing the holes in corporate communication and collaboration — and at times filling them before the (usually slow-moving) enterprise can fully grasp (and control) the flow.
Here are some things that might surprise you about the social media initiatives we studied:
- Underground efforts yield big results. Companies are turning a blind eye to underground social software efforts until they prove their worth, and then sanctioning them within the enterprise.
- Frontline workers are driving the vision. Often, senior managers aren’t open to the possibilities for enterprise 2.0 innovation because they’re not actively using these tools outside of work. Indeed, many senior managers still consider such tools as something their kids do. One of the dirty secrets of enterprise 2.0 is that you don’t have to teach or convince younger workers to use these tools; they expect them and integrate them as easily into their work lives as they do in their personal lives.
- Communities are self-policing. When left to their own devices, communities police themselves, leaving very little need for tight organizational control. And such peer-to-peer policing is often more effective than a big brother approach. Companies that we studied said abuse was rare in their communities.
- Business need is the big driver. Although our report discusses specific tools (blogs, wikis, and such), enterprise 2.0’s power is not about tools, it’s about the communication shift that those tools enable.
- Organizations must cede power. Using Web 2.0 technologies to communicate with customers has taught many companies that they can no longer control the message. This also rings true when using Web 2.0 tools for internal communication. Companies that once held to a command-and-control paradigm for corporate messaging are finding it hard to maintain that stance.
E’ fondamentale sottolineare come ancora una volta non bastino i tool in sé a creare valore. E’ l’uso che se ne fa che deve soddisfare un preciso bisogno dell’azienda.
Il report completo di 168 pagine è disponibile per il download al prezzo di $298.
Analisi dei processi aziendali
29 Jul
Sempre più spesso mi viene chiesto di mappare processi aziendali per poi pensare successivamente ad una loro ottimizzazione. I processi possono essere di varia natura e non essere necessariamente legati all’IT.
Vorrei proporvi il mio metodo di lavoro, chiedendovi nel contempo di condividere il vostro.
Il primo passo è quello di riconoscere e incontrare l’owner del processo, ovvero chi ne ha visibilità nella sua totalità e può prendere decisioni per modificarne il risultato. Durante l’incontro cerco di disegnare una prima bozza dell’intera struttura del processo, individuando tutte le fasi che lo compongono e i relativi responsabili.
A questo punto entro nel dettaglio di ogni singola attività, mettendomi fisicamente accanto a chi la compie cercando di raccogliere ogni informazione possibile. Per farlo, mi avvalgo della seguente scheda di raccolta dati (clicca qui per scaricare il file Excel):

Su di essa annoto le seguenti informazioni:
- Nome del processo
- Data di compilazione della scheda
- Codice attività: di solito uso XXXYY con XXX sigla che denota il gruppo a cui appartiene chi compie l’attività (AMM: Amministrazione, CON: Controllo, …) e YY numero sequenziale di due cifre
- Nome dell’attività
- Attore principale: il responsabile dell’attività
- Altri attori: persone o gruppi coinvolti nell’attività
- Condizioni di ingresso / periodicità / durata: cosa determina l’inizio dell’attività (evento temporale: prima di, dopo di, contemporaneamente a, giorno preciso, … – evento esterno: altra attività, arrivo di un messaggio, …), periodicità (mensile, annuale, nessuna, …) e durata dell’attività
- Descrizione passo passo dell’attività, allegando eventualmente screenshot, documenti, …
- Deliverables: i risultati dell’attività (un documento, un messaggio di posta, …)
Gli input e gli output di ogni attività vengono raccolti e rinominati con la seguente naming convention:
XXXYY_ZZ_Nome
con:
XXXYY: codice attività
ZZ: sequenziale di due cifre
Nome: nome del documento
Terminata la raccolta di tutte le attività, inizio a ricomporle all’interno di uno o più diagrammi. Il tipo di diagramma dipende dall’obiettivo dell’indagine: ridurre i tempi, diminuire i costi, evitare cicli e ridondanze, etc.
Procedo quindi con l’analisi del processo cercando di evidenziare le problematiche riscontrate e le possibili aree di miglioramento.
Per finire riordino tutte le informazioni in un unico documento, al quale allego gli input e gli output delle attività.
Voi come precedete?
Avete consigli, riferimenti di articoli / libri / tutorial sull’argomento?
Quando il design conta davvero
19 Mar
Da un tweet di Kathy Sierra (quanta nostalgia del suo blog…), vengo a conoscenza di questi due articoli che descrivono come due scelte di design apparentemente semplici possano portare ad uno straordinario aumento delle revenues:
A few weeks back, I wrote about how changing a button increased a major e-commerce site’s revenue by $300 million dollars.
The article quickly became one of the most popular articles we’ve ever published. People love the fact that a small design change could be linked to a huge increase in revenues. It’s the ultimate ROI story.
Yet in our research at User Interface Engineering, we see these kinds of increases all the time. And $300 million isn’t anywhere close to the biggest.
In today’s article, The Magic Behind Amazon’s 2.7 Billion Dollar Question, I talk about a design element whose income contribution is possibly 10 times larger. It’s a simple question on the Amazon site – one you’ve probably seen a thousand times – yet it is critical to the success of the business.
Da leggere.
Herbalife: alcuni link utili
25 Aug
Un mio caro amico sta entrando nel giro di Herbalife (che non linko di proposito) e il mio obiettivo per i prossimi giorni sarà quello di persuaderlo ad uscirne al più presto.
Herbalife è un’azienda fondata nel 1980 da Mark Hughes che si occupa di prodotti per il dimagrimento, il benessere e la nutrizione [*]. La distribuzione di questi prodotti avviene tramite il meccanismo del multi-level marketing, già di per sé ampiamente criticato.
La pagina italiana e soprattutto quella inglese di Wikipedia offrono una panoramica sui quasi trenta anni di attività dell’azienda, introducendo anche le controversie legali che l’hanno costantemente accompagnata.
Non è semplice reperire sul web informazioni critiche sul sistema Hebalife in quanto i motori di ricerca forniscono milioni di risultati, in larga parte costituiti dai siti dei loro rivenditori indipendenti.
Per questo motivo, riporto un elenco di link preziosi per chi voglia interessarsi criticamente all’argomento:
- la già citata pagina inglese di Wikipedia.
- MLM Watch (The Skeptical Guide to Multilevel Marketing) offre a sua volta un elenco di link interessanti (qui la traduzione in Italiano di alcuni articoli ad opera di Alessia Guidi).
- Articolo di Cibo 360°.
- Critica in quattro atti (altri due aggiornamenti qui e qui) dal blog di un medico di famiglia.
Update (28.10.2008): il blog del medico di famiglia ha pubblicato la lettera di un ex supervisore Herbalife. Da leggere!!!
[*] Mark Hughes è morto nel 2000 a soli 44 anni, per overdose di antidepressivi e alcol.