Ipse dixit

Chiunque segua con continuità il dibattito tra Open e Closed Source, tra Microsoft e Linux, non può non conoscere Laura DiDio. A chi invece questo nome non dice nulla, basti sapere che ha firmato, tra le altre, una ricerca sul TCO tra Linux e Windows, e che si è posta nettamente a favore di SCO nella battaglia legale contro il pinguino. Ebbene mai e poi mai mi sarei aspettato di essere d’accordo con anche solo una delle sue opinioni. E invece…
Su NewsFactor Magazine ho trovato un articolo nel quale Laura DiDio sembra quantomeno smorzare alcuni dei suoi consueti toni.
Sfatando il mito che l’Open Source sia sinonimo di gratis (e lo viene a dire a noi? Tutti conosciamo il motto free as in free speech, not as in free beer!) e che Linux sia sempre più performante di Windows o di Sun Solaris, l’autrice giunge alla conclusione che l’Open Source potrebbe anche essere vantaggioso per le aziende che lo adottano, a patto che il mantenimento di queste tecnologie sia fatto “in house”. Insomma: dipende.
Il TCO non può essere valutato in maniera univoca, in quanto ogni realtà aziendale è diversa dall’altra. Esistono ambiti in cui l’Open Source è, IMHO, la mossa vincente, altri in cui sono i sistemi proprietari ad essere ottimali. Serve solo un po’ di obiettività, sembra averlo capito perfino la DiDio.

Due pesi, due misure

E’ di qualche giorno fa la notizia secondo la quale IBM avrebbe presentato i risultati di una ricerca sul Total Cost of Ownership tra Windows e Linux. Lo studio, commissionato al Robert Frances Group, qui disponibile in formato PDF, conclude, tra le altre cose, che l’adozione di Linux in ambienti J2EE Application Server consente un risparmio del 40% rispetto ad un sistema x86 basato su Windows.
Le critiche non sono certo mancate: diversi media, oltre che alcuni esponenti della blogosfera, hanno attaccato l’autorevolezza dei risultati bollandoli come inattendibili, perché sponsorizzati dalla stessa IBM.
Ritengo sia del tutto normale storcere il naso di fronte alle ricerche cosiddette “indipendenti” seppure commissionate dalle aziende. Mi piacerebbe però che lo stesso trattamento venisse riservato anche agli studi commissionati da Microsoft, la cui campagna Get the Facts, si è sempre posta allo stesso livello.
Oltretutto, lo stesso Martin Taylor, Platform Strategy Manager di Ms, ha difeso, durante un’intervista a The Register, questa strategia:

“I stand 100 per cent by those [reports]. Show me a better way to work and I’ll do it. The way the analyst community works is, you have to pay them,”

L’obiettività nello scegliere le tecnologie più adatte ai nostri bisogni passa anche da qui. Valutare ogni possibilità con lo stesso metro, tutto il resto è FUD.

Linux goes global

Computerworld ha pubblicato un interessante reportage sulla diffusione di Linux e, più in generale, del software Open Source. Una serie di articoli prende in esame la situazione dell’OSS in diverse aree del mondo e lo scenario delineato conferma una sostanziale crescita del pinguino nei server ma anche come piattaforma desktop aziendale.
E’ interessante constatare come anche in Europa e non solo nei mercati asiatici, da sempre favorvoli al pinguino, l’adozione di soluzioni Open Source sia in aumento, in particolare tra le società del settore finanziario.
Le motivazioni addotte, ben lontane dall’etica, si incentrano su un maggior risparmio di costi, sia a livello di licenze, sia a livello hardware, e una maggiore scalabilità e flessibilità.