Get the (Open Source) Facts!

Tutti conoscono la campagna Get the Facts di Microsoft. Nonostante i discutibili risultati presentati, ha un vantaggio non indifferente: rappresenta un punto di riferimento unico per i manager che desiderano valutare l’utilizzo di prodotti Ms all’interno del proprio business.
Greg Wallace, dalle pagine di Linux Business News, si chiede in questo articolo se non sia utile adottare una strategia simile anche per il software Open Source. A causa della natura stessa dell’OSS, le informazioni sono distribuite in maniera assai frammentata, e ciò non favorisce chi vuole avvicinarsi a questo mondo, essendone completamente a digiuno.

It’s the difference between a clear voice and the roar of the crowd.

L’immagine usata dall’autore rende perfettamente l’idea.
Sono convinto che sia un’ottima iniziativa, anche perché non stravolge la “filosofia della diversità” che anima l’Open Source. Sui forum o su Usenet, ho incontrato diverse persone che ipotizzavano una maggiore uniformità nel mondo linux per favorirne la diffusione, e proponevano la standardizzazione di alcune funzionalità (si pensi, ad esempio, al formato e alla distribuzione dei pacchetti!) mirando all’interoperabilità tra le varie distribuzioni. Non credo che politiche di questo tipo possano avere successo, in quanto uno dei vantaggi dell’OSS risiede proprio nella assoluta libertà di scelta lasciata all’utente, ma questo non esclude comunque di poterlo aiutare nella valutazione attraverso uno strumento autorevole e privilegiato.

MS “Hands-On” Linux Lab

Diversi siti riportano oggi un articolo di eWeek con il resoconto dell’intervento di Don Johnson alla Microsoft WW Partner Conference 2005.
L’ingegnere ha mostrato ai partecipanti alcune macchine con Linux installato (il desktop environment era l’ultima versione di KDE) e ha sottolineato alcune differenze tra Windows e il pinguino. Differenze che si articolano in tre livelli:

  • Integrazione VS flessibilità
  • User-friendly VS expert-friendly
  • Singola architettura VS mutli-piattaforma

Non riporto i dettagli che sono facilmente reperibili online, ma mi soffermo sulle ipotetiche ragioni di questo intervento: Microsoft si è resa conto già da diverso tempo che negare l’esistenza di Linux, è controproducente e si sta comportando di conseguenza. Come scrive Gavin Clarke su The Register:

Microsoft is unlikely to stop developers moving to Linux and open source so its best hope lies in articulating a strategy of co-existence to limit the “damage” to its business. Rather than berate open source, Microsoft should perhaps try to persuade waveres to use open source where appropriate but to also use Windows.

Onestamente penso che questo confronto non possa che portare beneficio: Microsoft sarà costretta ad impegnarsi maggiormente per rendere aperti formati e protocolli, la comunità OS potrà sviluppare prodotti che meglio si integrano con quelli closed source, gli utenti e le aziende potranno scegliere in che percentuale affidarsi a Microsoft. Non ho mai amato i talebani del software perché credo che la chiusura mentale non sia portatrice di sviluppo in alcun ambito: ci sono ambienti dove l’utlizzo dei prodotti MS è indispensabile, altri in cui l’OS costituisce un’ottima alternativa, altri ancora in cui la scelta milgiore è far convivere entrambe le realtà.

Linux per eCSI

Navigando come mio solito su Amazon, ho scoperto per caso una branca dell’informatica che non conoscevo e che ha destato parecchio interesse: la Computer Forensics. Una definizione, a mio parere molto chiara, è riportata dal sito Forensix.org:

“Computer forensics, still a rather new discipline in computer security, focuses on finding digital evidence after a computer security incident has occured.
The goal of computer forensics is to do a structured investigation and find out exactly what happened on a digital system, and who was responsible for it.

Le prime ricerche in rete mi hanno portato in un’unica direzione: Linux e diversi applicativi OS hanno contribuito allo sviluppo di questo settore in maniera straordinaria: flessibilità (supporto di numerosi filesystem, tanto per fare un esmpio) e potenza (tool del calibro di nmap, dd, ssh, …) permettono ad esperti di sicurezza di recuperare dati da sistemi anche profondamente compromessi, applicando alcune regole della criminologia tradizionale. Mi riprometto di approfondire l’argomento, segnalando, per ora, alcuni link interessanti:

ed alcuni paper: