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- The Business of Free Software: Enterprise Incentives, Investment, and Motivation in the Open Source Community: paper a cura di Marco Iansiti e Gregory L. Richards (Harvard Business School) sull’economia dell’open source. Da leggere!
- Degrees of Openness: interessante articolo sui diversi concetti legati all’open: interoperabilità, licenze, standard, business model.
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Mozilla al contrattacco
Hanno suscitato parecchio clamore la pubblicazione dell’Internet Security Threat Report 2005 di Symantec, e le successive dichiarazioni del suo general manager David Sykes. Secondo l’azienda, la diffusione di Firefox avrebbe contribuito a dilatare i tempi di attesa fra l’individuazione dei bachi e la correzone degli stessi, a causa della natura del software Open Source. Programmi di questo tipo infatti si basano sul “volontariato” di molte persone, che non sono tuttavia spinte da imperativi commerciali e quindi possono permettersi tempi di risposta più lunghi.
Tralasciando i commenti alle discutibili statistiche presentate da Symantec, riporto la risposta di Tristan Nitot, presidente di Mozilla Europe:
If you look at our ability to respond, we are in much better shape. On 6 September an IDN buffer issue was reported to Mozilla. On 8 September it was publicly disclosed. We ask our developers not to mention any problems until we have a fix for them, but for some reason he went public. On 9 September we had a configuration change that disabled the IDN problem, that users could implement manually, or they could use a patch. Within ten days we had a newer version that was fixed completely.
Inoltre, al di la del numero di falle individuale, è la gravità ad essere ben diversa, come confermano i dati di Secunia. Continua Nitot:
Basically their vulnerabilities are more critical. With Firefox — yeah, you have holes, but they’re much less serious. [...] Which would you prefer, to have a broken finger, or your head ripped off?
E’ naturale che, acquistando quote sempre maggiori di mercato, i software Open Source attirino l’attenzione dei malintenzionati. Questo però non dimostra certo che la politica della security through obscurity sia vincente.
Scrivete le vostre password!
Bruce Schneier, guru assoluto della sicurezza informatica, sull’ultimo numero della sua newsletter CryptoGram, sfata uno dei dogmi sacri di questa disciplina, invitando a scrivere le proprie password sul classico foglietto di carta da conservare nel portafoglio.
Allineandosi a quanto detto da Jesper Johansson (senior program manager for security policy di Microsoft) un paio di mesi fa, Schneier sostiene che l’impossibilità di ricordare parole complicate facilita l’adozione di password deboli e facilmente craccabili. Scegliere password valide e annotarle su un pezzo di carta non è pertanto la politica più insicura. Per milgiorare ulteriormente il meccanismo, possono essere adottati alcuni tips, come, ad esempio, non annotare gli URL, o gli UserID.