Email Bankruptcy aka bancarotta postale

Tranquilli, non stiamo parlando dell’ultimo scandalo legato alle Poste Italiane, ma ad una nuova tendenza messa in luce da un recente articolo del Washington Post: abbandonare ogni proposito di rispondere tempestivamente alle email ricevute, impostare un’educata risposta automatica di scuse e cancellare le tonnellate di messaggi non letti.
La questione, di assoluta attualità, ha origini remote: il termine email bankruptcy sembra essere stato coniato nel 1999 dalla Prof. Sherry Turkle, docente di Social Studies of Science and Technology presso il MIT, ma salito alla ribalta nel 2004 grazie a Lawrence Lessig, professore di Stanford famoso per avere contribuito, tra le altre cose, alla nascita delle licenze Creative Commons. L’esimio docente, riporta Wired, dopo oltre ottanta ore spese a spulciare il proprio archivio di posta non letta, rispondendo così ad ogni messaggio:

Dear person who sent me a yet-unanswered e-mail, I apologize, but I am declaring e-mail bankruptcy.

Da allora, un flusso continuo di professionisti hanno seguito quelle orme, fino al caso più recente, quello del venture capitalist Fred Wilson.

Domanda: è una soluzione efficace?
Risposta: secondo me, no.

Dopo qualche tempo, se non si adotta una strategia alternativa, ci si ritrova al punto di partenza. Esistono in rete un’infinità di siti che possono dare consigli estremamente utili, in particolare consiglio:

Personalmente, mi sono trovato bene con la stracitata metodologia GTD di David Allen, cercando di non seguirla pedissequamente, ma di adattarla ai miei scopi.
Mi rendo conto, tuttavia, che la causa dei nostri problemi può derivare anche dall’uso distorto che altri fanno del mezzo di comunicazione. Per questo, in ambito aziendale, cerco di indirizzare i colleghi verso un utilizzo corretto e consapevole e di favorire l’introduzione di altri strumenti collaborativi, qualora ci siano i presupposti: dai semplici newsgroup interni ai più moderni wiki.

VirtualBox 1.4 è tra noi

VirtualBox 1.4 splashE’ uscita ieri la release 1.4 di VirtualBox, il software di virtualizzazione targato Innotek, più volte citato in queste pagine. Sono numerose le novità presenti in questa versione.
Tra le più importanti, ricordo:

  • Supporto pieno per host Linux a 64-bit e OS X.
  • RDP session shadowing.
  • Clipboard synchronization.
  • Supporto per i file VMDK di VMWare.
  • Accesso a dischi e partizioni fisiche (“raw disk support”).
  • Interfaccia per la gestione delle directory condivise tra host e guest.

Vi invito a leggerne l’elenco completo sul Changelog e a scaricare la versione aggiornata del manuale.
Nella sezione Download del sito sono disponibili, come sempre, sia i pacchetti binari sotto licenza PUEL, sia i sorgenti.
Si conferma la crescita di questo software, divenuto ormai indispensabile per molti di noi.

The Coop: Mozilla diventa “social”

The Coop mock upI Mozilla Labs hanno recentemente annunciato un nuovo progetto, The Coop, con l’obiettivo di portare alcune caratteristiche tipiche delle social network direttamente nel browser.
Stando a quanto riportato sul loro wiki, gli utenti avrebbero a disposizione uno strumento immediato per tenere traccia delle attività online dei propri amici (sfruttando i feed RSS come meccanismo di trasporto), e per condividere con loro link, foto, video e quant’altro:

Users will see their friends’ faces, and by clicking on them will be able to get a list of that person’s recently added Flickr photos, favourite YouTube videos, tagged websites, composed blog posts, updated Facebook status, etc. If a user wants to share something with a friend, they simply drag that thing onto their friend’s face. When they receive something from a friend, that friend’s face glows to get the user’s attention.

Con questo progetto, nota Michael Arrington su TechCrunch, Mozilla entra nel terreno di gioco di Flock, il browser derivato da Mozilla che ha fatto della componente sociale la propria ragione di vita.
Altrettanto interessante, lo spunto di Larry Dignan, citato nel medesimo articolo:

If I can track all my social contacts in my browser will I visit MySpace?

Ovvero: come reagiranno i servizi che basano il proprio business sull’aumento costante del numero di page view?
Lo sforzo di Mozilla non è il primo e di sicuro non sarà l’ultimo: l’utilizzo dei molteplici servizi che offre la rete oggi sta portando rapidamente alla frammentazione delle identità online e, di conseguenza, all’esigenza di avere a disposizione strumenti che ne consentano una gestione più semplice ed integrata.