Time out

Come avrete certamente notato, non sto postando molto in questi giorni. Il fatto è che che ho avuto parecchio da fare, in particolare per preparare lo scritto di Fondamenti di Sistemi Distribuiti. E’ andato bene, lo sforzo non è stato vano.
Ora però devo aggiornare pesantemente il mio pc di casa: kernel, migrazione a udev e altre simili diavolerie mi attendono.
Spero di tornare a normale regime nel giro di qualche giorno, visto che ho un paio di argomenti che vorrei affrontare quanto prima.

A presto!

Nuovo tema

Dopo due anni di onorato servizio, ho sostituito il tema di WordPress: date il benvenuto a Glued Ideas – Subtle, creato da Christopher Frazier. Lo trovo più professionale e più chiaro, oltre che più comodo da gestire (supporto a widgets, opzioni modificabili direttamente dal pannello di controllo, …).
Fatemi pure sapere cosa ne pensate: i commenti, al solito, sono ben accetti!

Attenzione 2.0

Un recente post di Napolux a proposito dell’ingente quantità di informazioni che molti di noi, me compreso, sono chiamati a gestire quotidianamente, mi ha portato a cercare di comprenderne meglio cause ed effetti.
Non avrei potuto scegliere un momento migliore: il South by Southwest Festival, che si sta tenendo proprio in questi giorni ad Austin in Texas, ha decretato il successo di Twitter, un progetto nato un anno fa all’interno degli uffici di Odeo, che consente gli utenti di aggiornare i propri amici su cosa si sta facendo in quel preciso istante. Twitter curveIl suo utilizzo, sostiene Kathy Sierra, annulla, come mai nessun’altra tecnologia aveva fatto in precedenza, l’intervallo di tempo tra un’interruzione delle nostre attività e l’altra. Questi nuovi canali comunicativi non sostituiscono infatti i precedenti, ma si sommano ad essi, occupando i pochi secondi liberi che ancora ci rimangono.
L’industria dei contenuti ne è consapevole, e si è adattata di conseguenza. Wired dedica la copertina di questo mese alla Snack Culture, ovvero la tendenza a divorare televisione, film e musica (riadattati per l’occasione!) con la stessa voracità e velocità con cui ingurgitiamo i nostri snack preferiti:

Music, television, games, movies, fashion: We now devour our pop culture the same way we enjoy candy and chips – in conveniently packaged bite-size nuggets made to be munched easily with increased frequency and maximum speed. This is snack culture – and boy, is it tasty (not to mention addictive).

A questo scenario, che costituisce di fatto il più importante cambiamento evolutivo degli ultimi duecento mila anni, da quando cioè la massa cerebrale dell’Homo Sapiens ha raggiunto il livello attuale, il nostro cervello non è in grado di rispondere con altrettanta velocità.
The new brainSi difende come può, spiega Richard Restak, neurologo e neuropsichiatra autore di The new brain: how the modern age is rewiring our mind, sviluppando una tecnica di cambiamento continuo di attenzione da un’attività all’altra, ciò che noi comunemente chiamiamo multitasking.
Il problema è che, a differenza di ciò che siamo portati a credere, questa strategia è tutt’altro che efficiente: ad ogni cambiamento di attività, la nostra corteccia prefrontale deve infatti rispondere disabilitando gli obiettivi e le modalità operative richieste dalla prima attività, e attivando quelle richieste dalla seconda. Un processo che, potendo durare fino a mezzo secondo, rende vani i nostri sforzi di miglioramento.
L’unica eccezione sia ha quando le attività coinvolte attivano parti diverse del nostro cervello: ecco perché riusciamo tranquillamente a parlare al telefono e disegnare nello stesso tempo, o ad operare ascoltando buona musica come il Dr Troy e il Dr McNamara, i chirurghi plastici protagonisti della serie tv Nip/Tuck.
Ma come dicevo, è un eccezione. Le aree cerebrali richieste dall’uso continuo dei nuovi media sono infatti le stesse, e il risultato è che rischiamo di non essere più in grado di concentrarci a fondo su di una singola attività.
E’ verso questa direzione che si muovono gli studi di Linda Stone sulla cosiddetta continuous partial attention. Cito dal suo wiki:

To pay continuous partial attention is to pay partial attention — CONTINUOUSLY. It is motivated by a desire to be a LIVE node on the network. Another way of saying this is that we want to connect and be connected. We want to effectively scan for opportunity and optimize for the best opportunities, activities, and contacts, in any given moment. To be busy, to be connected, is to be alive, to be recognized, and to matter.

We pay continuous partial attention in an effort NOT TO MISS ANYTHING. It is an always-on, anywhere, anytime, any place behavior that involves an artificial sense of constant crisis. We are always in high alert when we pay continuous partial attention. This artificial sense of constant crisis is more typical of continuous partial attention than it is of multi-tasking.

Siamo così occupati ad usare e a celebrare continuamente la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione, da non renderci conto della diminuzione della nostra efficienza nella vita di tutti i giorni.

Come possiamo intervenire?
Ne parlerò in un prossimo post, ora non ho tempo di occuparmene: devo controllare i miei feed, rispondere alle mail, aggiornare il tema del blog…

Concludo, consigliando la lettura di questi articoli, oltre ai link contenuti nel post:

I commenti sono, come sempre, ben accetti.

Update (18.03.2007): anche Paolo Valdemarin parla di Information Overload.