Il nemico è (ancora) PowerPoint


Sono passati diversi anni da quando Edward Tufte criticò il comune utilizzo dei programmi per per la creazione di presentazioni (se ne era parlato a suo tempo anche qui). Da qualche giorno l’argomento è tornato alla ribalta grazie ad un articolo del NewYork Times che riporta la dilagante insofferenza negli ambienti militari verso il popolare software Microsoft.
Slide come quella che vedete sopra, mostrata ai vertici delle forze militari NATO in Afghanistan lo scorso anno, evidenziano la totale inefficacia dello strumento per rappresentare realtà complesse come uno scenario di guerra. Citando il Generale H. R. McMaster, intervistato telefonicamente dal quotidiano:

[PowerPoint] is dangerous because it can create the illusion of understanding and the illusion of control, but some problems in the world are not bullet-izable.

Attorno all’articolo si è sviluppata un’interessante discussione in rete. Tra le decine di contributi segnalo quello di Nancy Duarte (slide:ology) che difende PowerPoint identificando nell’uso errato che molti fanno la causa di ogni male, e quello di David Silverman (Harvard Business Review) che ribadisce invece l’inadeguatezza dello strumento anche se per altre motivazioni rispetto a quelle riportate dal NYT.

Oltre PowerPoint: Le Grand Content

Le Grand Content examines the omnipresent Powerpoint-culture in search for its philosophical potential. Intersections and diagrams are assembled to form a grand ‘association-chain-massacre’. which challenges itself to answer all questions of the universe and some more. Of course, it totally fails this assignment, but in its failure it still manages to produce some magical nuance and shades between the great topics death, cable tv, emotions and hamsters.

[Via Data Mining: Text Mining, Visualization and Social Media]